PREMIO ALLA CARRIERA
Due maestri del cinema italiano che hanno saputo raccontare le contraddizioni del nostro Paese, e della sua storia, creando film poetici che spesso traggono spunto da avvenimenti storici, da fatti reali o da opere letterarie, per riflettere sulla realtà umana contemporanea, in continuo raffronto fra passato e presente.
La coppia più prolifica e più longeva del cinema mondiale (Vittorio, classe 1929, e Paolo del 1931), già vincitori della Palma d’Oro a Cannes nel 1977 con “Padre Padrone” (presidente della giuria Roberto Rossellini), consacra oggi il proprio successo cinematografico internazionale con la vittoria dell’Orso d’oro a Berlino per “Cesare deve morire”, il lungometraggio ambientato nel carcere di Rebibbia, a Roma, che tra l’altro l’Anica ha scelto per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar 2013.
In occasione della premiazione del David di Donatello (il “Goya” del cinema italiano) come miglior regia a “Cesare non deve morire”, i fratelli Taviani hanno dichiarato alla stampa: “Questo è un mestiere che più si fa e più ci piace. Con il passare degli anni, siamo sempre di più innamorati di quest’arte straordinaria, figlia degenere delle altre arti”. I due fratelli registi si considerano un solo spirito e una sola mente creativa, in totale sintonia di intenti dopo oltre sessant’anni di cinema insieme.
E a proposito del loro ultimo film dichiarano: “Siamo felici del successo di Cesare deve morire, un film che si dice diverso e che, grazie alla diversità, dimostra che il cinema ha ancora a disposizione molti nuovi mezzi per esprimersi. Questo film nasce dal dolore di persone che hanno delle colpe e che le stanno pagando. Ma che stanno anche cambiano attraverso la vita in carcere”.

